Dai distretti industriali ai sistemi locali dell’innovazione

Lunedì scorso a Milano si è tenuto un bel convegno sul tema dell’evoluzione dei distretti italiani. L’occasione è stata fornita dalla presentazione del volume che ho curato insieme a Fabrizio Guelpa di Banca Intesa – San Paolo sul tema delle medie imprese italiane che operano nei distretti italiani (“I distretti industriali del terzo millennio: dalle economie di agglomerazione alle strategie di impresa”, il Mulino, 2007). Il dibattito ha coinvolto accademici (Quadro Curzio, Ferri, Costa), banchieri (Passera, Modiano), industriali (Marazzi, Boselli, Morandini) e politici (Bersani). Per quanto possa sembrare incredibile, si è discusso sul merito: nessun partito della pratica contro il partito della teoria, nessun apriori ideologico a favore o contro i distretti. Una discussione utile.
Se l’argomento vi interessa, vi segnalo il post che ha scritto Giancarlo Corò sull’argomento.

SM

Una Risposta a “Dai distretti industriali ai sistemi locali dell’innovazione”

  1. Nicolò Pregnolato (matr. 814783) Dice:

    Secondo me oltre al fatto teorico di una rivisitazione in chiave tecnologica e sotto il profilo della gestione della conoscenza come bene immateriale del concetto classico di distretto risulta interessante questo interesse trasversale tra le varie categorie chiamate alla discussione (imprenditori, studiosi, politici…).
    Credo sia abbastanza indubbio l’importanza del modello del distretto nella nostra economia e sia altrettanto indubbio lo stato di crisi che tale modello vive negli ultimi tempi che a mio modestissimo parere si deve affrontare in modo da implementare all’inteno di essi le nuove scoperte e i risultati delle ricerche scentifiche.
    Daltronde la capacità di ricerca, l’originalità e la creatività sono caratteritiche che non ci mancano a livello nazionale e l’implementazione nel modello economico può portare ad un rialzarsi di tutto il movimento.
    E’ proprio in queste situazioni che, secondo me, gli argomenti base dei due corsi appena seguiti (gestione della conoscenza e della tecnologia) si fondono in maniera chiara e la gestione di questi due fattori, perchè di questo si tratta, porta a dei vantaggi competitivi credo devastanti su i rispettivi mercati.
    Mi sembra molto interessante e di discussione attuale l’esempio citato nei commenti dal prof. Micelli. Ferrari e Ducati quest’anno hanno primeggiato nei rispettivi campionati e tutti noi sappiamo che i loro punti di forza derivano anche, se non sopratutto, da i saperi sviluppati nel territorio dell’emilia-romagna da sempre terra di motori.
    Se poi consideriamo anche le dimensioni relativamente contenute (di certo inferiori a quelle delle concorrenti YAMAHA e HONDA nel motogp e MERCEDES nella F1) ecco che il risultato deve essere considerato ancora più importante e significativo per il futuro dei distretti.
    Quindi riprendendo i concetti propri del corso di conoscenza questa nuova visione del distretto può portare un modello come quello dei distretti industiali a una ripartenza economica e, con l’utilizzo di tecnologie e sapere, al superamento o almeno ad una parziale soluzione di quei problemi portati dalla globalizzazione al sistema economico locale.

    Nicolò Pregnolato

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