Discussione: vantaggi e svantaggi dell’open source

Mercoledì discuteremo in classe dei vantaggi e degli svantaggi del modello di sviluppo del software open source. Il fim proiettato a lezione ha offerto una prospettiva piuttosto articolata dei vantaggi del modello aperto. Questo saggio di Eric Raymond, “La cattedrale ed il bazaar”, sviluppa alcuni ulteriori elementi utili alla discussione.

Il punto centrale della riflessione di Raymond è il seguente: centinaia di persone, libere di intervenire e modificare il lavoro di altri, necessariamente realizzano dei prodotti migliori, in quanto correggono piu’ rapidamente errori e malfunzionamenti e garantiscono una rapidità molto elevata nel miglioramento del codice. Insomma, cento cervelli sono meglio di pochi o uno addirittura.

Quali sono a vostro avviso, gli svantaggi del modello aperto? Ritenete che il modello open source sia percorribile in altri settori, diversi dal software?

Mi permetto una provocazione: Wikipedia si fonda sullo stesso modello del software open source, basato sul contributo di molti autori, nello sviluppo di voci di un’enciclopedia. Ritenete che sia vero che il prodotto di questa collaborazione sia incondizionatamente migliore rispetto a quello realizzabile secondo il modello tradizionale (pensate all’enciclopedia Britannica o ad una qualsiasi opera di consultazione)? Ritenete al contrario che ci siano dei rischi? Quali?

A mercoledi’

SM

5 Risposte a “Discussione: vantaggi e svantaggi dell’open source”

  1. Nicolò Pregnolato (matr. 814783) Dice:

    Quello che il saggio di Raymond esprime e cioè “centinaia di persone, libere di intervenire e modificare il lavoro di altri, necessariamente realizzano dei prodotti migliori, in quanto correggono più rapidamente errori e malfunzionamenti e garantiscono una rapidità molto elevata nel miglioramento del codice” in linea di principio è vero e facilmente verificabile.
    Bisogna poi però considerare le falle di un sistema open source.
    In un sistema proprietario, è innegabile, l’assistenza fornita è superiore, posto che in un sistema open source sia poi fornita, e che spesso le competenze di un utilizzatore medio non sono tali da risolvere i problemi che incorrono nell’utilizzo del sistema.
    Altro punto debole dell’Open Source Software, con particolare riferimento agli utenti di Linux, nonostante il veloce progredire dell’OSS, resta la mancanza di driver: la maggior parte dei produttori di periferiche non forniscono driver per Linux o se li forniscono posticipano l’uscita di mesi.
    Per quanto riguarda l’applicabilità del modello OSS in altri ambiti, durante la a Seconda Conferenza Internazionale sui Sistemi Open Source (OSS2006) tenutasi a Como nel giugno 2006 si sono studiate implicazioni del modello nei più svariati ambiti come antropologia, economia, scienze della formazione, giurisprudenza e altre ancora.
    Fondamentalmente il modello è applicabile in parecchi, se non in tutti, gli studi che hanno come scopo dei miglioramenti incrementali data una situazione di partenza e delle informazioni conosciute.
    Riflettendo, poi, sulla “provocazione Wikipedia” bisogna innanzitutto analizzare il funzionamento dello strumento. Secondo me, infatti, non si può dire che questa enciclopedia sia incondizionatamente migliore di quelle realizzate con il sistema tradizionale.
    È di discussione recente sulla rivista New Scientist (UK) la proposta di Wikipedia Foundation che vorrebbe alzare il livello dei controlli.
    Nonostante la crescita costante dei contatti sul sito dal 2001 anno di lancio (circa il 7% degli utenti della rete lo visita ogni giorno) le informazioni devono essere ancora maneggiate con prudenza. I pochi controlli, infatti, attualmente espongono al rischio di presenza di dati poco verificabili, inseriti magari volutamente con errori o da interlocutori faziosi.
    Gli strumenti che sono in fase di sperimentazione rischiano però di intaccare quelle che sono le caratteristiche principali del progetto Wikipedia e di rendere complesso un sistema che fa della semplicità uno dei cavalli di battaglia..
    Nel caso Wikipedia quindi la libertà derivante dal modello open source, vantaggio inestimabile visto che l’enciclopedia si basa teoricamente sulla conoscenza di tutta la popolazione mondiale con accesso alla rete, cozza con il controllo impossibile da attuare agli innumerevoli post lasciati ogni giorno.
    Si può concludere che Wikipedia non è incondizionatamente migliore delle enciclopedie tradizionali ma è sicuramente uno strumento utile che con alcuni ritocchi, tra l’altro già al vaglio della Wikipedia Foundation, può migliorare e rendersi ancora più affidabile.

    Nicolò Pregnolato Matr. 814783

  2. Enrico Zorzetto Dice:

    Un commento “in pillole” (altro che quelli di Scila…. ;-) ). Procediamo con ordine:

    1) SVANTAGGI DELL’OPEN SOURCE
    - le modifiche operate dagli utenti su un software open source si basano – per definizione – sullo status quo del software al momento del download. Il rischio è che un utente concentri i propri sforzi partendo da una “base” viziata da errori/sviste non individuati da altri utenti;
    - se ciò si verifica, il software si allontana esponenzialmente dalla filosofia dell’open source (il kaizen del prodotto, cioè il miglioramento continuo);
    - la probabilità che 2 utenti stiano pensando e/o lavorando alla medesima “modifica” da apportare al software non è bassa, se ci pensate bene (es. considerate l’elevato numero di persone che si dedicano a migliorare Linux/Unix…).
    - un singolo utente ha difficoltà nell’instaurare scambi di informazioni “di qualità” con gli N utenti che stanno lavorando al software open source: ciò determina una perdita di tempo e di energie. E’vero che i blog/forum servono per rimediare a questo “inconveniente”, ma bisogna aver la “fortuna” di essere collegati “al blog giusto e nel momento giusto”, o almeno la pazienza di “spazzolare” più blog in un breve arco di tempo (incrociando le info trovate);
    Da questo punto di vista, un team che lavora “24 ore su 24” al miglioramento del software può contare su un flusso di informazioni CONTINUO e MOLTO DETTAGLIATE. L’ottimo si realizza se il team di lavoro attinge informazioni ANCHE dalla rete: una situazione di CONTINUITA’ quindi, non di rottura con le ICT;
    - l’eccesso di informazioni è una “non-informazione”: avere 10.000 post che suggeriscono come migliorare il prodotto equivale a non averne nessuno (senza considerare le info ridondanti, inutili, fuorvianti, controproducenti, …);

    2) PERCORRIBILITA’ DELLA FILOSOFIA OPEN SOURCE
    - non vorrei sbagliarmi, ma mi pare di ricordare che negli USA era stato lanciato il progetto di un “romanzo on-line”: gli utenti partono da una traccia minima e quindi sviluppano il romanzo secondo il loro sentimento. Risultato: decine di romanzi con decine di trame diverse fra loro, tutti scaricabili on-line;
    - lo stesso metodo potrebbe essere applicato al mercato della musica: se ogni studente che segue il corso di EcoGest della Tecnologia comincia a lavorare su un medesimo CD musicale “free” (magari “In Rainbows” dei Radiohead), alla fine delle 5 settimane di lezione potremmo regalare ai proff. Micelli & Finotto circa 50 nuovi CD !!!. L’esempio fa sorridere, ma il metodo è valido…
    - il modello OS è replicabile con successo per la MANUALISTICA (es. manuali d’istruzione);
    - una provocazioni: secondo voi il metodo OS è percorribile per una PAPER SCIENTIFICO ? Secondo me sì…

    3) WIKIPEDIA
    - secondo me, Wikipedia non è adatta per le ricerche su argomenti di portata “generale”: se mi servono informazioni sulla struttura molecolare del DNA, è meglio consultare l’Enciclopedia Treccani o l’Enciclopedia Britannica;
    - Wikipedia e’adatta per informazioni “di contorno” come leggende popolari, tradizioni locali, fraseologie (magari anche curiosità e pettegolezzi) cioè per quel tipo di info che, per motivi di convenienza, non possono trovare spazio in una enciclopedia.
    Esempio: Papa Benedetto XVI, presentando la tesi di abilitazione all’insegnamento per la cattedra di dogmatica e teologia fondamentale a Frisinga, venne accusato dall’insegnante correlatore Michael Schmaus di un pericoloso modernismo.
    Quest’informazione sulla Treccani non c’è, ma su Wikipedia sì…
    - il principale rischio di Wikipedia ?? raccogliere informazioni non vere e/o parziali

    Enrico Zorzetto
    818516

  3. mason lorena 813360 Dice:

    A mio avviso gli svantaggi dell’opensource sono riconducibile principalmente ad un fattore di assistenza post-vendita anche se al giorno d’oggi sono nati molti servizi (anche a pagamento) che la offrono.Le persone che la forniscono, dovendo intervenire direttamente sui codici, devono avere ovviamente una competenza elevata il che puo’ significare ‘dipendenza dall’assistenza’..non credete?e a quali costi?e quanto lunghi saranno i tempi di assistenza?Un’azienda che considera il tempo denaro, sarà propensa ad adottare tecnologie proprietarie sia per la velocità / semplicità di adozione sia per la rapidità nei tempi di assistenza.un secondo problema è la mancanza di driver delle periferiche che siano compatibili con software open source.Se da un lato posso risparmiare con le licenze, dall’altro dovro’ scegliere periferiche compatibili ossia dovrò scegliere su una gamma di periferiche ridotta con probabilmente un peggiore rapporto qualità/prezzo.
    Per un’azienda la disponibilità di aggiornamenti automatici è un altro fattore importante.
    Il modello dell’ open source è percorribile anche in altri settori oltre il software…nel settore della ricerca biologica e delle biotecnologica si è creato un vero e proprio movimento Open Source per la biotecnologia, dove sono gli enti di ricerca a sovvenzionare gran parte del lavoro e delle relative piattaforme, offrendo al contempo licenze libere a scienziati privati e pubblici ( promettono di ‘liberare’ le sequenze di Dna coperte da proprietà intellettuale, nonché i metodi per effettuare la manipolazione dei materiali biologici).
    wikipedia:
    - dall’estrema accessibilità e dal fatto che il suo contenuto possa essere modificato da chiunque nasce anche il suo svantaggio più grande: si può dubitare la sua credibilità. Infatti, è difficile determinare se l’informazione è corretta o imparziale non conoscendone la fonte.
    Il fatto è che i contributi in parte provengono non da esperti del settore in questione, ma dalla gente comune .. Secondo me è meglio usarla come una fonte per trarne delle conoscenze introduttive su un dato argomento, ma sarebbe opportuno confrontare il contenuto dell’articolo con le fonti citate nello stesso e comunque usarla sempre parallelamente alle fonti tradizionali.

    Lorena Mason

  4. Riccardo Simeoni 815061 Dice:

    La conclusione della lezione di oggi ha accennato al Business model e
    questo mi ha fatto nascere alcune considerazioni.
    Inanzitutto volevo premettere che il software open-source molte volte
    risulta funzionare meglio di quello con licenza copyright appunto per il
    numero maggiore di persone che lavorano allo stesso progetto, ma forse
    maggiormente perchè le persone che lavorano ad un software open-source lo fanno per passione piu che per denaro.
    Quello di avere la passione per sviluppare software è l’asse portante di
    chi fa parte della comunita open-source. E’ la passione per la
    programmazione, per risolvere i problemi che uno incontra nell’uso del PC e di creare nuove soluzioni che li fa patecipare a questi progetti. Ma
    questo non è un lavoro per loro, è un hobby extralavorativo a cui
    dedicano il loro tempo libero.
    Quindi, io, il Business model dell’open source lo vedrei molto vicino a
    un’ente no-profit o a un’associazine di volontariato. Per esempio ci sono
    moltissime persone che amano la montagna e dedicano il loro tempo libero a ripristinare i sentieri che poi verranno usati da tutti oltre che da
    loro non ricevendo nulla in cambio.
    Penso che difficilmente una pesona possa riuscire a vedere lo sviluppo di
    software open-source al di la di un hobby. Lo sviluppare software è un
    lavoro, e poche persone hanno la possibilita di lavorare gratis!

    Avendo premesso che lo sviluppo di software open-source è un hobby e non un lavoro vorrei fare alcune precisazioni.
    Uno intraprende un hobby per libera scelta e per piacere e quindi difficilmente fara cio che gli altri vogliono. Una persona sviluppa software open-source per risolvere qualche problema che ha incontrato durante l’uso del PC che può essere comune a molti e quindi condivide il suo lavoro in cambio dell’aiuto degli altri. Anche qui c’è uno scambio, a differenza del prezzo del software commerciale, c’è uno scambio di mie conoscenze con le conoscenze della comunita per risolvere un problema comune. Ma questa logica sussite finche c’è un problema comune a molti programmarori che si mettono d’accordo e lo risolvono, rilasciando poi il software libero di circolare.
    Ma quando è un problema specifico a crearsi e nessun programmatore prova interesse per quell’argomento o bisogno di risolvero, come si giunge alla soluzione? Semplice,si pagano dei programmatori per risolverlo e quindi qui è il regno del sofware comerciale, per le applicazioni specifiche e non trattate dall’open-source.

    Altre 2 domande volevo porre in chiusura:
    -chi si fa onere di riuscire a creare uno standard di sviluppo
    dell’open-source e un coordinamento a livello globale? Microsoft ha
    fatto meno di quello che ha fatto in compelsso la comunita open-source,
    “copiando” anche molti aspetti, ma è riuscita nel creare uno standard d’uso dei PC attraverso windows, grazie appunto al suo sviluppo a cattedrale.
    Nello sviluppo stile bazaar chi coordina, impone uno standard e un
    obiettivo da raggiungere?
    -è conveniete per un programmantore sviluppare software open-source visto che cede la sua abilita gratuitamente al mercato?

  5. Salamon Stefano Dice:

    Riflettendo sui precedenti commenti e sulle considerazioni fatte in aula quest’oggi, riscontro la mia generale condivisione delle osservazioni ed in particolare dei “vantaggi e svantaggi” del software open source.
    E’ infatti ormai appurato che la propagazione della conoscenza (come quella di questo stesso blog che costituisce un “valore aggiunto” al corso) porti enormi vantaggi per tutti, ma come rivendicare e ricompensare una conoscenza frutto di un’immensità di contribuenti??
    Il passaggio ulteriore da fare riguarda quindi le ultime parole della lezione di stamane, BUSINESS MODEL.
    Una delle principali accuse mosse al modello “bazaar” è infatti la scarsa stimolazione (parlo di motivazione economica) che offre il lavorare ad un software open source.
    E’ quindi necessario un incentivo (anche nel nostro blog c’è un vantaggio per chi contribuisce ;-) ) che stimoli a partecipare attivamente alla realizzazione del progetto.
    La provocazione fra parentesi non vuole naturalmente essere lasciata al caso, ma serve a porre l’attenzione sul principio meritocratico che vige efficacemente anche nel nostro caso; è chiaro che il merito scolastico e quello derivante da una remunerazione in danaro è diverso, ma il vecchio principio che fa da sovrano è sempre lo stesso: “bastone e carota”!
    Si tratterebbe quindi di trovare un modo per ricompensare questo lavoro “comunitario” e crearne così un business model, ma da vittime di questo sistema “cattedrale” non risciamo (non riesco!) ad intravvedere molte opportunità, se non qualche forma di business complementare come quella già menzionata dell’assistenza, manutenzione e servizi “post-fruizione”. A questi proporrei di aggiungere una soluzione al problema -driver- attraverso aziende specializzate che li offrano, a pagamento, in un contesto di estrema personalizzazione che arrivi addirittura al singolo cliente (a seconda delle periferiche che quest’ultimo utilizza).
    Un’altra soluzione che vorrei sottoporvi è quella di inserire delle forme pubblicitarie all’interno del software stesso che quindi si autofinanzierebbe con degli sponsor; anche se non ho idea di quanto questa strada sia praticabile e ben accetta dal popolo utilizzatore. Resterebbe inoltre il problema della ripartizione fra contribuenti (il famoso -p- del Prof. Rullani in Economia della Conoscenza) degli eventuali introiti derivanti dagli sponsor. Rilancio a voi questa provocazione.
    In conclusione mi riesce difficile (sia pur scervellandomi) attaccare un modello così consolidato e così monopolizzato come quello della Microsoft Cathedral, anche se a ben guardare qualche segnale di flessione (avvicinamento alla logica Open Source s’intende) lo noterei quando in alcune finestre di errore in Windows XP viene richiesto l’invio dell’errore alla casa madre ai fini di migliorare il sistema.

    Stefano Salamon (matricola 813665)

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